| Codice ID | 978-88-7356-450-8 |
|---|---|
| Autore/i |
Italo Bussa et al. |
| A cura di | Italo Bussa |
| Editore | Condaghes |
| Edizione | 2025 |
| Pagine | 344 (illustrato) |
| Formato | 17 x 24 cm |
| Rilegatura | Brossura e cucitura filo refe |
| Collana | Quaderni |
| Genere | Storia, biografie e araldica, archeologia e preistoria |
| Supporto | Cartaceo |
| Lingua di pubblicazione | Italiano |
L'operaIl libro contiene le rendicontazioni riguardanti l´amministrazione dell´Opera di Santa Maria de Sauccu, dipendente dalla Parrocchia di Bortigali, rese per il periodo 1690-1790 dagli Oberajos incaricati e approvate dalle competenti autorità ecclesiastiche. Gli atti sono redatti in sardo, castigliano e latino, ma vengono tradotti anche in italiano. Riguardano sostanzialmente le entrate (questue in denaro e in natura, offerte, proventi dal bestiame, interessi da prestiti (censales) e le spese connesse con la celebrazione della festa campestre, la manutenzione della chiesa omonima e di qualche muristene, nonché acquisti e restauri di oggetti e paramenti sacri. Gli “operai”, solitamente due, mantengono le tradizionali caratteristiche del diritto ecclesiastico medioevale: garantiscono la gestione col proprio patrimonio e sono praticamente delegatari della autorità ecclesiastica. Di notevole interesse l´attività svolta sul piano creditizio, che pare assumere prevalenti caratteri economici, cioè di investimento. Il culto di Santa Maria de Sauccu si affaccia alla Storia in epoca giudicale, nel 1122, quando il pontefice Callisto II conferma al Monastero di Montecassino, casa madre dei Benedettini, una precedente concessione del possesso di alcuni monasteri e chiese in Sardegna. Tra queste ultime anche quella di S. Maria de Sauccu, che era inquadrata come chiesa filiale del Monastero di Santa Maria di Tergu, in Anglona. Non abbiamo alcuna notizia sulla gestione del culto da parte dei Benedettini. Possiamo però ragionevolmente ritenere che tale gestione ricadesse sul villaggio di Sauccu, posto a 1 km di distanza, che aveva le proprie autorità istituzionali e la propria parrocchia. Di fatto il culto benedettino e il villaggio scompaiono nello stesso periodo, verso la metà del 1400, quando il Monastero di Tergu viene abbandonato (1443), mentre il villaggio non compare nel primo censimento demografico sardo (1485). Il ritrovamento presso l´Archivio Parrocchiale di Bortigali dei due registri sull'attività amministrativa dell´Opera nel 1600 e nel 1700 da una parte inducono a credere che il culto in esame sia stato riattivato dai fedeli locali alla fine del 1500, e quindi in pieno clima conciliare tridentino, e dall´altra recano un contributo, certamente non comune, sulla persistenza delle tradizioni religiose popolari. |

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