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La valle dei colombi


€ 7,75 La valle dei colombi
Codice ID 978-88-86452-85-4
Autore/i Antonio Puddu
Editore Bastogi Editrice Italiana
Edizione 1996
Pagine 116
Formato 15 x 21 cm
Rilegatura Brossura con lembi e cucitura filo refe
Collana Il canapo
Genere Narrativa: fiction
Supporto Cartaceo
Lingua di pubblicazione italiano

L'opera

Nei quindici racconti della silloge personaggi molto distanti fra di loro sono accomunati dalla colla di un coro oscuro e mormorante: innocenti condannati a un duro destino e confitti, tra pallide gioie e infinite sofferenze, in un piccolo angolo di provincia, in un microcosmo d´emblema che può chiamarsi Siddi, in un paesaggio angusto, come ridotto sul video di un televisore piccolo, emergono con l´aspro candore e la speranza offesa della loro esistenza amara, da un tempo assoluto, remoto. E si diramano, sperso sciame di ombre, in una bigia cronaca, senza bagliori, senza il miele di una certezza amica, e nella memoria sottile o sbiadita, che si alimenta più di inganni che di consolazioni.
E sono pure, questi smunti eroi della solitudine, dentro il soffio di un´epica domestica, cinerea e greve, e senza gloria. Li porta, in un´effimera luce di parabola, il racconto di una terra che sembra stretta tra il fuoco del sole e quello sotterraneo. Una terra di vento e di altipiani, di greggi e di pastori, di feste paesane e grano e fiere.
Sono tanti, i visi, con storie annodate intorno a un dramma, a un fatto minimo, a una malinconia, e come cancellate da lunghi silenzi o irte di parole aspre, di gesti.
E un universo inquieto, di esìli e di ritorni, di sogni vagabondi, dove passano affetti perduti, e di sguardi che muoiono con il loro enigma. Una pianta di mimosa, muta e sfocata, è testimone di tanti racconti e la calandra, che imita il canto di tutti gli uccelli, si libra nel ciclo azzurro ed è ormai tutta suono e colore.
Al centro di ogni storia, il narratore agita o nasconde la sua parola: ora mimetizzato in qualche personaggio, ora nel visibile podio del suo io, beve i discorsi che giungono da ogni interno e da ogni quartiere; ha la filosofia del buon senso, consapevole della sorte imperscrutabile di ogni essere, ed è pronto a cogliere particolari anche in apparenza ininfluenti, dai quali, però, si slaccia una sorta di filo rosso: una corrente di indizi, spezzoni di eventi e schegge. Un mare di segnali che fanno l´aria stralunata e severa delle vicende, con ferite, perdite, frane di illusioni e pure qualche fermento di vitalità, la forza di resistere e di andare avanti.
La lingua è condensata, grumosa, sobria e non sterile: sa modulare gli effetti, affilarsi nell´incontro con il male, ritirarsi in aree circoscritte per lasciare spazi all´immaginazione del lettore. Sa inoltre essere docile nell´avvertire un´onda di nostalgia per il buon tempo antico, la natura incontaminata e i costumi patriarcali di una volta, e riesce anche a imboccare la strada dello sconvolgimento: le fronde sembrano richiamare e sollevare il vento, un albero si scuote in un muto pianto di petali bianchi, un corpo è profanato come un vaso di cristallo rotto. E infinito lamento traccia una penna che corre su un foglio, mentre un cane vede la morte volare sulle contrade o passare sui tetti come una nube di vento.
(Giuseppe Amoroso)

La valle dei colombi

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